Nel campo della voice search, finora è stato dominante il settore mobile, per via dell’onnipresenza e della convenienza degli smartphone, tuttavia stanno emergendo i device come Amazon Echo and the Google Home che consentono di usare la voice search in un ambiente domestico.

È giunto il momento di confrontare le funzionalità e le differenti tecniche di ottimizzazione fra mobile voice search e smart speaker voice search per comprendere come sfruttare queste modalità di ricerca, destinate a diffondersi sempre di più.

Da quando è uscito sul mercato Amazon Echo, nel 2016, seguito a breve da Google Home, gli smart speaker sono diventati la “new thing” nella tecnologia vocale e oggi tutti i giganti tech come Apple, Baidu, Facebook, Samsung e Microsoft stanno per lanciare o sviluppare i propri smart speaker con assistenti vocali.

Al contempo, Amazon e Google Home hanno prodotto delle versioni economicamente più accessibili dei propri device, nello specifico l’Echo Dot e il Google Home Mini, di conseguenza è prevedibile che molto presto ci sarà una vasta audience su cui sperimentare nuove opportunità di business.

Lo stato dell'arte della smart speaker voice search nel 2018

Amazon Echo. Credits: econsultancy.com/blog/70184-the-state-of-smart-speaker-voice-search-in-2018/

Statistiche di utilizzo degli smart speaker

Secondo i dati di eMarketer, nel 2018 più del 18% degli utenti USA e il 21,9% degli utenti del resto del mondo userà uno smart speaker almeno una volta al mese. È opportuno distinguere, tuttavia, fra quanti fanno uso di questi device per la ricerca vocale sul web e quanti per attivare altri device.

Uno degli impieghi possibili degli smart speaker, infatti, concerne i “comandi vocali” e non la “ricerca vocale”, perciò nel primo caso non c’è alcun search engine da utilizzare per svolgere compito del tipo “accendere le luci”, “spegnere il riscaldamento” o “abbassare le tapparelle”.

La buona notizia è che dalle ultime ricerche si evince che i proprietari di smart speaker usano i comandi vocali molto più frequentemente degli utenti di smartphone; del resto ci sono molte modalità di utilizzo degli smartphone, mentre la voce è l’unico modo di controllare uno smart speaker.

Una ricerca condotta da voicebot.ai e Verto Analytics segnala che gli utenti di smart speaker hanno usato questi devices in media 2,79 volte al giorno nel 2017, mentre gli utenti di smartphone hanno interagito con gli assistenti vocali solo 0,33 volte al giorno, in media.

Per avere un quadro della situazione più definito, è utile confrontare i dati forniti dal report Meeker sui trend di Internet nel 2017, che evidenziano, per la prima volta, un calo degli smartphone venduti e dell’installed base a livello globale, come si nota nel grafico sottostante.

Il calo è in percentuale sugli anni precedenti: i dati confermano una contrazione del mercato che favorirà la diffusione degli smart speaker, soprattutto nel 2019, per poi affievolirsi nel 2020 e nel 2021, con oltre 30 milioni di unità vendute ogni anno.

Credits: https://www.kleinerperkins.com/perspectives/internet-trends-report-2017

Chi usa la voice search e perché?

Il dato demografico sugli utenti di smart speaker è essenziale per capire quale target è possibile intercettare; un report realizzato da BrightLocal mostra quali fasce d’età hanno usato almeno una volta nell’ultimo anno la ricerca vocale per trovare informazioni su attività e negozi nelle vicinanze.

Ricerca Bright Local su smart speaker

Credsits: https://www.brightlocal.com/learn/voice-search-for-local-business-study/

Come prevedibile, sono gli utenti più giovani a usare la ricerca vocale su smart speaker: il 34% delle persone fra 18 e i 34 anni, il 19% fra i 35 e i 54 anni e solo il 4% degli over 55.

Un ulteriore dato utile riguarda chi non ha mai fatto una ricerca vocale ma pensa di farla in futuro (tramite qualsiasi device, quindi anche tablet, smartphone o laptop): il 33% degli utenti over 55, il 24% degli utenti compresi fra i 35-54 anni e il 15% della fascia 18-34. Incrociando questi dati demografici con quelli di CapTech, che ha svolto una ricerca simile, si ottiene l’identikit dell’utente di smart speaker: giovane, sposato, proprietario di una casa, fascia di reddito relativamente alta e in procinto di mettere su famiglia.

Grazie a uno studio condotto da FTTT (If This, Then That), abbiamo a disposizione i dati sulla collocazione degli smart speaker: la maggior parte delle persone li piazza in salotto (il 61%), mentre il 46% li installa nella camera da letto o in cucina (la percentuale è la stessa, il 46%), il che significa che molte persone utilizzano gli smart speaker per fare ricerche su cibo e ricette, avere informazioni sugli eventi, fare ricerche per shopping o per comparare i prezzi dei prodotti.

Credits: IFTT

Le best practice per l’ottimizzazione lato vocal search

Come abbiamo visto, il volume di ricerche vocali tramite smart speaker nel 2018 non è ampio ma è in crescita, perciò occorre conoscere le best practice in questo settore, in gran parte valide anche come tecniche di ottimizzazione per le vocal search mobile.

Contenuti concisi e leggibili

Meglio evitare lunghi paragrafi di testo, poiché i contenuti saranno letti ad alta voce come risultato di ricerca e l’utente non ha modo di scorrere velocemente una risposta audio per trovare l’informazione che cerca.

Questo è confermato da un report di Backlinko, consistente in un’analisi di 10000 risultati di ricerca su Google Home: la lunghezza media di un risultato nella voice search è di 29 parole. La leggibilità è un altro fattore decisivo per il ranking, infatti il risultato tipico di una ricerca vocale su Google è comprensibile anche da un bambino di 14-15 anni.

Attenzione però: ciò non vuol dire che il contenuto deve essere semplicistico; secondo i dati di Backlinko, Google favorisce anche i contenuti long-form se questi sono scritti in modo accessibile.

Aggiungi il markup ai contenuti con Schema.org

Schema.org consente ai search engine di determinare quali elementi della pagina contengono determinati tipi di informazioni, come recensioni, prezzi, orari di apertura e contatti. Ciò vuol dire che grazie a un markup corretto, il search engine saprà quale informazione dovrà leggere il tuo assistente vocale.

Schema.org, inoltre, consente di ottimizzare il posizionamento anche per le ricerche da mobile e da desktop grazie ai rich snippet.

Focalizzati sulla velocità

Velocità di caricamento dei risultati della voice search

Credits: econsultancy.com/blog/70184-the-state-of-smart-speaker-voice-search-in-2018/

Dal 2010 la velocità di caricamento di un sito è un fattore di ranking per le ricerche da desktop e ora lo è anche per le ricerche da mobile.

Il report di Backlinko mostra che il Time to First Byte (il lasso di tempo trascorso dalla richiesta di una pagina web e il caricamento del primo byte di quella pagina sul browser dell’utente) è di 0,54 secondi per i siti che rankano nella voice search, rapportati ai 2,1 secondi, in media, di una pagina web.

Il tempo di caricamento complessivo delle pagine di risultati della voice search è di 4,6 secondi, mentre normalmente è di 8,8 secondi per una pagina web.

Il Domain Rating conta più cha mai

Come per le ricerche da desktop, l’autorevolezza di un sito “pesa” parecchio sul ranking e, nel caso delle ricerche vocali, Google deve essere certo di fornire informazioni estremamente accurate all’utente.

Per questo bisogna migliorare il Domain Rating (una metrica sviluppata da Ahrefs per valutare l’autorevolezza di un sito): questo valore è di 76,8 per i risultati della voice search.

Le recensioni positive e le mention da fonti affidabili sono due fattori che possono contribuire a migliorare la brand authority, ottenendo ottimi risultati sia lato voice search sia per tutte le altre modalità di ricerca.

Fonte: econsultancy.com/blog/70184-the-state-of-smart-speaker-voice-search-in-2018/

1 risposta

  1. Maria Francesca Pinna

    Questo lo inserisco nella lista di “articoli che avrei voluto scrivere io”. Le ricerche vocali stanno cambiando il nostro modo di approcciarci agli oggetti tecnologici, ora possiamo parlarci e questo li fa sembra in qualche modo più “umani” meno freddi e distaccati. Non a caso, anche l’ottimizzazione SEO delle pagine è sempre più orientata sulle abitudini e funzioni “umane” e pian piano si allontana da elementi semplicemente tecnici e asettici.

    Complimenti per l’articolo.

    Francesca – Strogoff E-commerce Marketing

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